DeepNude Classifica
Immagine generata con IA: donna sorridente con capelli ricci corti e abito blu di raso, seduta al bancone di un bar con le luci della città sullo sfondo

Come funziona DeepNude: che cosa fa il modello a una foto

Quattro passaggi fra la fotografia e il file che torna indietro. Dove nasce il corpo che compare, perché gli errori non spariscono e perché lo stesso scatto dà due risultati diversi.

In breve

Il sistema non guarda sotto i vestiti: li usa come confine. Individua l'area coperta, la cancella e la riempie con pixel nuovi, calcolati in base a quello che ha imparato su milioni di altre fotografie. Il risultato non è una scoperta ma un'ipotesi: la stessa immagine rielaborata due volte restituisce due corpi diversi, e nessuno dei due appartiene alla persona ritratta.

Nessuno di questi servizi pubblica il proprio codice, ma i lavori scientifici su cui sono costruiti sì, e descrivono sempre la stessa sequenza. Qui la ricostruiamo passaggio per passaggio, senza formule e senza istruzioni d'uso. Cosa ne esca servizio per servizio, con prezzi e condizioni, è nella classifica della redazione.

Il meccanismo

Cosa succede fra il caricamento e il risultato

Cinque domande in ordine: quali passaggi attraversa l'immagine, da dove arrivano le forme che compaiono, perché restano gli errori, perché certe foto reggono meglio di altre e perché il codice che tutti cercano non si trova più.

I quattro passaggi di un'elaborazione

Il primo passaggio è una selezione: il sistema separa la persona dallo sfondo e delimita la zona occupata dagli indumenti — il lavoro che in un editor di immagini si fa a mano, qui automatico. Il secondo trasforma la selezione in una maschera: l'area marcata è «da riscrivere» e il suo contenuto originale smette di contare.

Il terzo fa tutto il lavoro e si chiama inpainting, cioè riempimento: un modello generativo produce pixel nuovi dentro la maschera, tenendo conto solo del bordo, della posa e della luce del resto dell'immagine. Non è un uso deviato di quei modelli, è il loro mestiere: il lavoro che ha portato la diffusione nello spazio latente rivendica fra i propri risultati il primato raggiunto allora proprio nell'inpainting. Il quarto ricompone: la porzione generata torna dentro la fotografia, i bordi vengono ammorbiditi, il file riportato alla dimensione di uscita. Le due immagini che un servizio mostra affiancate non sono quindi «prima e dopo» dello stesso oggetto: sono una fotografia e un collage in cui la parte più grande è disegnata.

Da dove arriva il corpo che vedi

È la parte che conta più di tutte. Dentro la maschera non c'è alcun dato da recuperare: il tessuto non lascia tracce leggibili di ciò che copre, e nessun modello può estrarre da un'immagine informazioni che l'immagine non contiene. Quello che il modello ha sono milioni di esempi visti in addestramento, e da quelli deriva la sua idea di come dovrebbe proseguire un corpo umano in quella posa e con quella luce.

Il capostipite del 2019, di cui raccontiamo la vicenda in da dove viene il nome e cosa indica oggi, lo mostra bene proprio perché era rudimentale: girava su pix2pix, il metodo con cui una rete impara la traduzione da un'immagine a un'altra. Le forme che restituiva venivano dall'archivio di oltre diecimila fotografie di nudo su cui era stato addestrato. Nei servizi di oggi la logica è la stessa: sono cambiate scala e qualità dell'archivio.

Perché gli errori non spariscono mai del tutto

Gli sbagli nascono da tre punti del meccanismo. Il primo è il confine della maschera, dove due immagini nate in modi diversi devono incontrarsi: lì compaiono giunzioni, profili troppo netti e pezzi di tessuto sopravvissuti per sbaglio. Il secondo è la compressione: i modelli di diffusione non lavorano sui pixel ma su una versione compressa dell'immagine, e la scheda tecnica di Stable Diffusion lo scrive senza giri di parole: la componente di autocodifica è con perdita.

Il terzo è la distribuzione dell'addestramento. La stessa scheda, redatta dagli autori del modello, avverte che volti e persone possono non essere generati correttamente e che il sistema non raggiunge un fotorealismo perfetto. Sono limiti dichiarati in partenza, non incidenti: nessun listino li elimina, e chi promette il contrario sta vendendo un'aspettativa. Quali difetti si notino davvero e a quale ingrandimento sta in quali difetti si vedono ingrandendo il file.

Perché una foto regge e un'altra no

La differenza non sta nel servizio ma nella distanza fra l'immagine di partenza e gli esempi su cui il modello si è formato. Più posa, inquadratura e illuminazione somigliano a quelle degli scatti di addestramento, più la ricostruzione risulta coerente; più se ne allontanano, più la maschera viene riempita con qualcosa di generico.

C'è anche un problema di rappresentatività che gli autori dei modelli dichiarano: la stessa scheda tecnica spiega che l'addestramento è avvenuto in larga parte su materiale con didascalie in inglese e che le culture bianche e occidentali finiscono per essere assunte come impostazione predefinita. Su soggetti, corporature e contesti meno presenti negli archivi il risultato peggiora in modo sistematico. Restano poi gli ostacoli fisici: braccia incrociate, oggetti davanti al corpo, più persone nella stessa inquadratura, riflessi. Quando il soggetto si muove il problema si moltiplica per il numero di fotogrammi, ed è il motivo per cui cosa succede quando i fotogrammi diventano molti è un capitolo a parte.

Il codice che si cerca e non si trova

Una parte consistente delle ricerche su questo argomento punta a una copia del programma: un deposito di codice, un blocco note in cloud, un flusso di lavoro da importare. Quelle strade portano a un vicolo cieco per un motivo documentato. Le piattaforme di codice hanno chiuso la porta nel 2019 e la tengono chiusa: le regole d'uso di GitHub vietano i contenuti sessualmente osceni, le immagini intime non consensuali e le rappresentazioni esplicite di atti sessuali, comprese quelle generate al computer. I servizi di calcolo gratuito fanno lo stesso: fra le attività che Google esclude dai propri ambienti di esecuzione compare per iscritto la creazione di deepfake.

Il risultato è che l'elaborazione è tornata dove si monetizza meglio: su server di terzi, dietro un account e un listino. Quando un sito promette un pacchetto da installare, il calcolo che millanta non avviene sul tuo computer — servirebbero una scheda grafica dedicata e diversi gigabyte di modello — e quel file serve ad altro: cosa contengono davvero i pacchetti di installazione.

Ieri e oggi

Cosa è cambiato dal programma del 2019

La logica di fondo non è cambiata: mascherare una zona e riempirla. Tutto il resto sì, e sono proprio queste differenze a spiegare le domande più frequenti.

AspettoIl programma del 2019I servizi di oggi
Dove avviene il calcoloSul computer di chi lo aveva installato, senza rete.Su server di terzi, raggiunti da un browser.
Famiglia tecnicaRete generativa avversaria addestrata su coppie di immagini.Modello di diffusione che lavora su una versione compressa dell'immagine.
Cosa serve in ingressoUna fotografia, sempre e soltanto.Una fotografia, spesso più un testo che indirizza il riempimento.
Limite più visibileFunzionava su un solo tipo di soggetto e falliva su tutto il resto.Bordi, superfici uniformi, mani e volti nelle inquadrature difficili.
Tracce che restanoNessuna fuori dal computer di chi lo usava.File caricato, risultato, account e pagamento su sistemi altrui.
Come si interrompeBastava che l'autore smettesse di distribuirlo.Serve un provvedimento verso l'operatore o verso l'infrastruttura.

L'ultima riga è quella che spiega tutte le altre: spostare il calcolo su una macchina di qualcun altro ha reso il servizio più facile da usare, più costante nella resa e molto più difficile da fermare.

Tre conseguenze

Quello che il meccanismo comporta

Una per chi guarda un'immagine, una per chi ci finisce dentro, una per chi la produce.

Non è una prova di niente

Il contenuto della maschera è generato, quindi non documenta alcun fatto. Vale anche al contrario, per chi si difende: sostenere che una propria immagine sia autentica quando non lo è, o il rovescio, richiede un'analisi del file e non un giudizio a occhio.

La somiglianza basta a fare danno

Che il corpo sia inventato non consola chi viene ritratto: il volto è riconoscibile e chi guarda non distingue. Per questo le norme guardano all'effetto sulla persona, non al grado di realismo del file.

Il generato va dichiarato

È una regola che ci applichiamo per primi: ogni immagine di queste pagine è prodotta con l'IA e non ritrae persone reali. È anche un obbligo che il diritto europeo estende a chi pubblica contenuti sintetici.

FAQ

Quattro domande sul funzionamento

Risposte prese dai lavori tecnici pubblicati, dalle schede ufficiali dei modelli e dalle regole d'uso delle piattaforme citate in pagina.

L'immagine mostra il corpo reale della persona?

No, e non per un limite tecnico da superare: l'area coperta dagli indumenti non contiene informazioni recuperabili, quindi il sistema la riempie con forme derivate dal proprio addestramento. La riprova è che due elaborazioni successive della stessa foto restituiscono due corpi diversi.

Perché non trovo il codice né un notebook pronto?

Perché entrambe le strade sono chiuse per regolamento. GitHub vieta i contenuti sessualmente osceni e le immagini intime non consensuali, anche generate al computer, e ha rimosso le riscritture già nel 2019; Google elenca «la creazione di deepfake» fra le attività vietate nei propri ambienti di calcolo. Quello che circola con quei nomi è quasi sempre un'altra cosa.

Un servizio ha smesso di funzionare: cosa è successo?

Nella grande maggioranza dei casi è cambiato qualcosa dall'altra parte: modello sostituito, filtro aggiunto, limiti di piano rivisti, oppure l'operatore ha chiuso. Il calcolo non avviene sul tuo dispositivo, quindi nessuna configurazione locale può rimediare. Quali indirizzi risultano ancora attivi è in il giro sui siti più cercati.

Si può capire, guardando un file, che è stato generato?

A occhio non sempre: a piena risoluzione si notano giunzioni, superfici troppo uniformi e simmetrie sbagliate, ma un'immagine ridotta e ricompressa per i social nasconde quasi tutto. Un giudizio serio si dà sul file originale, con i suoi metadati. I controlli in ordine di utilità sono in cinque verifiche sull'immagine e sul file.

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