
Cos'è DeepNude: che cosa significa e da dove viene
Un programma durato pochi giorni nel 2019 e una parola che gli è sopravvissuta. Che cosa indica adesso, chi la usa nei documenti ufficiali e perché gli elenchi che la ripetono invecchiano in un mese.
In breve
DeepNude è stato un programma per Windows e Linux pubblicato a giugno 2019 e ritirato dai suoi stessi autori nel giro di pochi giorni. Il software non è mai tornato; la parola sì. Oggi indica una categoria di servizi che, partendo dalla fotografia di una persona vestita, restituiscono un'immagine di nudo inventata da un modello — e in questo senso generico la usano anche le autorità italiane nei loro atti.
Fra il programma e la categoria non c'è alcun filo: nessun codice ceduto, nessuna licenza, nessuna società che ne abbia raccolto l'eredità. Cosa esista davvero dietro quel nome oggi, con prezzi e condizioni, è nella classifica della redazione.
Il significato
Da nome di un programma a nome di una categoria
Dal 2019 la stessa parola ha indicato tre cose diverse: un file eseguibile, poi un genere di servizi, infine una voce nei provvedimenti delle autorità. Confonderle porta a cercare qualcosa che non esiste.
Cosa si intende quando si dice DeepNude
La definizione più utile non arriva dal marketing dei servizi ma da un atto pubblico. Nel provvedimento del 1° ottobre 2025 il Garante per la protezione dei dati personali descrive una famiglia di applicazioni che, «simulando la rimozione dei vestiti dai soggetti ritratti in foto e video, creano immagini finte e talvolta sessualmente esplicite». Tre parole contano più delle altre: simulando, creano, finte.
Non c'è quindi nessuna rivelazione: il file che torna indietro contiene pixel che il modello ha prodotto, non informazioni nascoste nella fotografia di partenza. È la differenza fra togliere un velo e disegnare a mano libera sotto il velo, e spiega perché due elaborazioni della stessa immagine danno risultati diversi. Il meccanismo, passo per passo, sta in cosa fa davvero il modello con una fotografia.
Il software è durato pochi giorni
La storia documentata è breve. Il 26 giugno 2019 una inchiesta di Motherboard rese pubblico un programma per computer che elaborava una foto e restituiva un finto nudo: c'era una versione gratuita e una a pagamento da 50 dollari. Il giorno dopo gli autori lo tolsero dalla circolazione. Non è mai stato riaperto, venduto o concesso in licenza a nessuno.
Nella stessa intervista l'autore, che si firmava con un nome di fantasia, disse una frase che ridimensiona tutta la mitologia successiva: «quello che si può fare con DeepNude si può fare benissimo con Photoshop». Non era una tecnologia nuova, era un lavoro di fotoritocco reso automatico e alla portata di chiunque.
Perché il nome è sopravvissuto al software
Quando un prodotto sparisce ma la sua parola resta, succede quello che è già capitato ad altri marchi diventati sostantivi comuni: la parola smette di indicare chi l'ha creata e passa a indicare la funzione. Qui il passaggio è stato rapidissimo, perché il nome continuava a portare ricerche e chiunque poteva usarlo per battezzare un sito, un contatto in chat o un pacchetto di installazione senza rendere conto a nessuno.
Il salto definitivo è avvenuto quando il termine è entrato nei documenti delle istituzioni: nell'atto citato sopra l'espressione compare in minuscolo, fra virgolette, come nome di un genere di servizi e non di un'azienda. Chi prova a rivendicarne la paternità per vendere qualcosa si smonta con due controlli sui registri pubblici, ed è quello che c'è in come si smonta un sito che si dichiara l'originale.
Liste, forum e classifiche viste da vicino
Gran parte delle ricerche su questo nome finisce su elenchi: «le migliori», «quelle che funzionano», raccolte di link. Vale la pena sapere quanto è grande e quanto è mobile l'oggetto che quegli elenchi provano a fotografare. Un'analisi dell'Institute for Strategic Dialogue sull'ecosistema di questi strumenti ha misurato trentuno siti del genere: nel solo maggio 2025 hanno totalizzato quasi ventuno milioni di visite. Il censimento pubblicato dallo stesso istituto a luglio 2026 contava 181 siti, con una stima di quaranta milioni di visitatori unici al mese.
Due conseguenze pratiche. Un elenco compilato l'anno scorso descrive un insieme che nel frattempo ha cambiato numero e nomi: va letto con la data accanto, o non va letto. E dove il traffico si muove in questo modo, il messaggio che consiglia un indirizzo è quasi sempre parte della promozione. Il nostro elenco porta la data accanto a ogni riga: quali indirizzi risultano attivi e quali no.
La vicenda in otto righe
Le date che hanno cambiato il significato
Ogni riga è un passaggio in cui la parola ha cambiato peso: da software a copia, da copia a mercato, da mercato a materia regolata.
| Quando | Cosa succede | Cosa cambia per la parola |
|---|---|---|
| 26 giugno 2019 | Un'inchiesta giornalistica rende pubblico il programma per Windows e Linux. | È ancora il nome proprio di un singolo software. |
| 27 giugno 2019 | Gli autori lo ritirano e non lo ridistribuiscono più. | Il nome resta libero e senza proprietario. |
| Luglio 2019 | Le riscritture caricate sulle piattaforme di codice vengono rimosse. | Sparisce anche la via tecnica per rifarlo com'era. |
| 2020-2024 | La produzione si sposta sul web e dentro le chat, a pagamento. | Diventa il nome di un servizio, non di un file. |
| Maggio 2025 | Trentuno siti censiti totalizzano quasi 21 milioni di visite in un mese. | È un mercato misurabile con strumenti di analisi. |
| 1° ottobre 2025 | Il Garante privacy blocca il trattamento dei dati italiani da parte di una di queste applicazioni. | Entra nel lessico dei provvedimenti amministrativi. |
| 10 ottobre 2025 | Entra in vigore la norma penale sui contenuti falsificati con l'IA. | Indica anche una condotta che può costituire reato. |
| Luglio 2026 | Un censimento indipendente conta 181 siti e 40 milioni di visitatori unici al mese. | Non è più un caso isolato ma una categoria di settore. |
Sotto la stessa etichetta convivono oggi quattro oggetti diversi: servizi web con un listino e delle condizioni, contatti automatici dentro le chat, piattaforme generaliste che quel risultato lo vietano nei loro termini, e pagine che il nome lo usano solo come richiamo. Quali abbiano davvero preso il posto del programma sta in le categorie nate dopo il 2019, e come le abbiamo separate in la mappa delle famiglie di strumenti.
FAQ
Quattro domande su nome, origine e significato
Risposte prese dai documenti pubblici e dalle ricerche citate in pagina.
Cosa vuol dire DeepNude, in una riga?
Indica un servizio che, ricevuta la foto di una persona vestita, restituisce un'immagine di nudo generata da un modello. Il risultato non mostra il corpo reale di nessuno: è una ricostruzione verosimile, costruita su quello che il modello ha imparato altrove.
Il nome appartiene a qualcuno?
No, e questa è la ragione di quasi tutta la confusione. Il programma del 2019 è stato ritirato dai suoi autori e nessun sito di oggi ne documenta un'eredità: chiunque può appiccicare quel nome a un sito, a un contatto in chat o a un file. Due indirizzi con lo stesso nome non hanno quindi alcun rapporto fra loro.
Perché circolano tante liste di questi siti?
Perché quel traffico vale denaro. I ricercatori dell'Institute for Strategic Dialogue hanno contato quasi 290.000 menzioni di questi strumenti su X fra giugno 2020 e luglio 2025 e oltre 5,7 milioni di visite arrivate dalle piattaforme social. Un elenco senza data di verifica e senza criterio di giudizio va letto come materiale promozionale.
Che differenza c'è fra questo e un deepfake?
Il deepfake classico prende il volto di una persona e lo monta su un video che esiste già. Qui il punto di partenza è una fotografia sola e il volto non si tocca: viene reinventata la parte coperta dai vestiti. Per la persona ritratta il problema è identico, perché entrambi sono verosimili quanto basta a ingannare chi guarda. C'è poi una terza strada, che non parte da nessuna fotografia: cosa cambia quando l'immagine nasce da un testo.
Tre malintesi
Quello che la parola non significa
Tre equivoci che tornano di continuo nelle ricerche. Ognuno porta a cercare qualcosa che non c'è, o a fidarsi di una pagina che campa proprio su quella convinzione.
Non descrive una radiografia
L'immagine che esce non contiene nulla della persona ritratta oltre a quello che era già visibile: il resto è una ricostruzione statistica. Chi la riceve, però, non lo sa, ed è per questo che la legge italiana guarda alla diffusione e al danno più che alla tecnica.
- Due elaborazioni della stessa foto danno due corpi diversi.
- Il quadro delle norme sta in il quadro penale italiano dopo il 2025.
Non indica un prodotto
Dietro la parola in sé non c'è un'azienda, un'assistenza clienti né un contratto. Quando due siti si presentano con lo stesso nome non sono due versioni dello stesso servizio: sono due operatori distinti, spesso registrati in Paesi e in anni diversi.
- Chi risponde si legge nei documenti del singolo servizio, non nel nome.
- Il nome non è mai stato ceduto né concesso in licenza.
Non è sinonimo di deepfake
Il deepfake in senso stretto sostituisce il volto di una persona su un corpo altrui in un video già esistente. Qui il volto resta quello della foto di partenza e a essere inventato è tutto il resto: due operazioni tecniche diverse.
- Ricadono sotto la stessa norma solo quando l'immagine viene diffusa.
- Come si stabilisce quale delle due si ha davanti è in i controlli su un file sospetto.